BACCALA' IN UMIDO


… e la domenica il baccalà
di Lucio Niccolai

Uno stornello santafiorese, recita: "E tutti i giorni pane e cipolla, / e la domenica il baccalà".
Il pane, oltre alla polenta di castagne per i montagnoli, era la base del "cibo umile" delle popolazioni amiatine e maremmane, sia in forma di zuppe (il pane raffermo condito appunto, e sempre, con cipolla, sia cotta che cruda, come abbiamo visto per l'acquacotta e per la panzanella), sicuramente il piatto quotidiano più comune e diffuso (e i prodotti dell'orto, specialmente quelli a lunga conservazione, come le cipolle e l'aglio non mancavano mai, sia perché gli Statuti delle comunità imponevano a tutti gli uomini di tenere un orto, sia perché, come dice il proverbio, "chi non fa il maiale e l'orto, tutto l'anno ha muso torto", insomma senza il maiale (ed era soprattutto la carne conservata sotto sale il principale companatico di contadini, boscaioli e minatori; mentre il grasso - lardo e strutto - ha rappresentato per secoli il principale condimento disponibile per la cottura dei prodotti, tanto che, in certi periodi, i santafioresi richiesero la dispensa al Vescovo per poterlo utilizzare anche nei periodi di vigilia, in mancanza di olio). E, dunque, anche il giorno festivo, la domenica, non offriva certo tante varianti, ad esempio, e appunto, il baccalà. Ma se poi si considera che il baccalà era considerato il simbolo stesso dei periodi di vigilia, quando bisognava mangiare di magro (nella rappresentazione del "Carnevale morto", ad esempio, il personaggio che rappresenta la Quaresima, è rappresentato con un lenzuolo bianco addosso, il volto ugualmente bianco, e un baccalà sotto sale in mano, con il quale dà l'estrema unzione al Carnevale che muore), si capirà che insomma la prospettiva non è certo delle più rosee e l'alternativa, di per sé non sia una vera alternativa. Anzi, un'altra strofa della stessa canzone dice (a sottolineare la monotonia di un'alimentazione che non ha possibilità di grandi cambiamenti: "E tutti i giorni pane e patate / e la domenica le legnate).

BACCALA' IN UMIDO

Il baccalà in umido è una pietanza "forte", gustosa, adatta per le colazioni in campagna nei periodi dei lavori più duri e che richiedevano una partecipazione collettiva (la trebbiatura, la vendemmia, la raccolta delle olive). Il sugo - intingolo - ampliava poi le possibilità di soddisfazione alimentare perché stimolava il consumo di abbondante pane, in modo tale che così il piatto proposto poteva diventare un piatto unico e soddisfacente.
Si taglia a tocchetti il baccalà ammollato per ventiquattro ore perché perda tutto il sale. Si asciuga, si immerge nella farina e si frigge in olio d'oliva. A parte, in un tegame, si prepara un soffritto con abbondante cipolla e peperoncino e si cuoce a fuoco piuttosto dolce perché non prenda troppo colore. Nel soffritto si versa un po' di salsa di pomodoro e quando il sugo è pronto, si aggiungono i pezzetti di baccalà ben scolati dall'olio, si fanno insaporire poi si aggiunge una manciata di prezzemolo. Può essere accompagnato da polenta di farina di castagne o polenta di granturco. Non molto diversa è la preparazione dello stoccafisso in umido, con la differenza che non si frigge preventivamente e, in fase di cottura, quando il pesce comincia a rosolare e ad attaccarsi sul fondo si aggiunge un po' di vino bianco che si fa evaporare, prima di aggiungere la salsa di pomodoro.

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