ACQUA
"Abbasso tutti i re tranne Re Ludd "(1)
Alcuni
pensarono, senza dubbio, che è scioccante
quando la Fame invoca e la Povertà geme
che la vita sia valutata ancor meno di una merce
e che rompere un telaio conduca a rompere le ossa
se almeno questo mostrasse d'essere, lo spero, un segno
(e che rifiuterebbe di condividere questa speranza)
che le carcasse degli sciocchi saranno le prime ad essere rotte.
Di quelli che, quando gli si domanda un rimedio,
raccomandano una corda.
George Gordon lord Byron (Londra 22 gennaio 1788 - Patrasso 19 aprile 1824)
L'acqua,
come l'aria, è un bene comune a tutti gli esseri viventi: persone,
animali e piante. A nessuno può essere consentito di appropriarsene
a titolo di proprietà privata.
Lo sfruttamento e l'industrializzazione del territorio, l'aumento della popolazione
stanno distruggendo questo bene primario, senza il quale non si sarebbe sviluppata
nessuna civiltà (insomma, chiamiamola così).
La disponibilità di acqua pro capite è per un americano di circa
10.000metri cubi l'anno, per un europeo circa della metà. Ma, nel 2002,
circa 1,5 miliardi di persone nel mondo sono sopravvissute con meno di 1.000metri
cubi d'acqua pro capite e 2,5 miliardi con meno di 1.700. Si prevede anche
che, nel 2025, la terra sarà popolata da 8 miliardi di individui e
che più di 3 miliardi tenteranno di sopravvivere con meno di 1.000metri
cubi di acqua.
Inoltre la mancanza d'accesso alle fonti pulite dell'acqua ed una non adeguata
protezione delle falde acquifere, provoca un gran numero di malattie batteriche
e parassitarie. Oggi 5 milioni di persone, per lo più bambini, muoiono
ogni anno per malattie legate alla scarsa quantità e alla cattiva qualità
dell'acqua. Ricordiamocelo sempre!
ACQUA
di Rino De Michele
L'acqua
potabile, quella del rubinetto va benissimo, fresca ma non gelata, va bevuta
in un bicchiere di vetro di colore neutro che possa contenere, almeno, 1/5
di litro.
Iniziare con un bel sorso che la esaurisca quasi tutta, riposare qualche secondo
e poi terminarla.
(1) Maltrattare una macchina in Inghilterra poteva costare la pelle. Il parlamento inglese, la Camera dei Lords presieduta da Perceval, approvò, nel 1812, la pena di morte per la distruzione di una macchina. La legge fu lodata all'unanimità con l'unico dissenso del voto contrario di Lord Byron: nessuno aveva mai osato contraddire la Camera, a parte Guy Fawkes che si era dato da adoperato per farla saltare in aria. Quindi, Lord contro Ludd. Tutto era cominciato il 12 aprile 1811. Durante quella notte 350 uomini, donne e bambini assaltarono una fabbrica di filati del Nottinghamshire distruggendo i grandi telai a colpi di mazza e appiccando il fuoco alle installazioni. Fu l'inizio di un torrente in piena che corse, per tutto il centro dell'Inghilterra, per due anni, inseguito da un esercito di 10000 (diecimila!) soldati al comando del generale Thomas Maitland (Wellington ne comandava assai meno quando iniziò le sue manovre, in Portogallo, contro Napoleone). Il numero dei militari è indicativo di quanto fosse difficile farla finita con i luddisti. Forse perché i membri del movimento si confondevano con la comunità, erano la popolazione stessa. Maitland cercò disperatamente il capo dei rivoltosi, il Generale Ned Ludd, apprendista calzolaio di Leicester, dell'Esercito dei Riformatori della Giustizia, ma non lo trovò mai. Forse per il semplice fatto che Ned non era mai esistito e che era soltanto un nome inventato dagli abitanti dei villaggi in rivolta. Furono ideati altri nomi come "Mr. Pistol", "Lady Ludd", Peter Plush" (Pietro Felpa), "General Justice", "No King", "King Ludd", e "Joe Firebrand" (Giovanni l'incendiario). Il movimento luddista fu essenzialmente una sollevazione senza capi, senza un'organizzazione centralizzata, senza libri capitali e con un obbiettivo chimerico: discutere da pari a pari con i nuovi industriali. I luddisti non rinnegavano tutta la tecnologia, ma solo quella che rappresentava un danno morale comune e sapevano di non scontrarsi solo con avidi fabbricanti di tessuti ma, particolarmente, con la crudeltà tecnica della fabbrica. Futuro anteriore: pensarono la modernità tecnologica in anticipo. La violenza fu attuata contro le macchine ma, come sempre la storia poliziesca ci tramanda, il primo sangue corse ad opera dei fabbricanti. La rivolta portò ad un'unione più stretta tra i grandi industriali e l'amministrazione statale, un patto che da allora non si romperà mai più. In due anni di lotta sociale violenta, mille e cento macchine furono distrutte, uno spropositato esercito fu mobilitato contro la popolazione insorta, sei fabbriche andarono bruciate, quindici luddisti trovarono la morte e tredici furono confinati in Australia, altri quattordici furono impiccati, tutti assieme, di fronte alle mura del Castello di York. (liberamente tratto da "I distruttori di macchine" di Christian Ferrer, in il "Diavolo in corpo", rivista di critica sociale, n.1, dicembre 1999).