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Calo l'asso, piglio tutto e che paghi il presidente!

  
Dio dammi castità e continenza, ma non subito.
Sant’Agostino (359-Ippona 430), “Confessioni” libro VIII, cap.VII

Sapete, io sono un ladro

Non ho mai saputo come, ma nel movimento anarchico si era diffusa la voce che io sapessi cucinare. E’ vero che in più occasioni avevo preparato gli spaghetti alla Bakunin ed altri piatti che avevano riscosso un notevole successo, ma adesso posso confessare che molte ricette le inventavo proprio di sana pianta.
Nell’agosto del 1987, in occasione del “Meeting anticlericale” di Fano, mi fu proposto di intervenire, oltre che come creativo, anche come cuoco. Ora, questa storia della cucina era un po’ un vanto dei compagni marchigiani che cercavano di servire piatti ben preparati e dai nomi estrosi tutti legati alle gioie del peccato. Il meeting si svolgeva alla Rocca Malatestiana ed i cuochi erano molti e, in una dinamica anarchica, cucinavano a rotazione. Credo di ricordare che preparai i soliti spaghetti alla Bakunin e delle seppioline al nero di seppia a cui diedi un nome abbastanza originale che adesso ho dimenticato.
Dopo la figuraccia rimediata con Caterina Bueno, lì a Fano mi accadde ancora un fatto abbastanza curioso. Naturalmente l’aspetto ludico del meeting erano gli spettacoli teatrali ed i concerti di artisti più o meno famosi. Diversi gruppi si alternavano sul palco e la prima sera si era partiti con una band locale che ci aveva martellati, per quasi un’ora, con della furiosa musica punk. Poi toccava ad un’altro gruppo che però non attaccavano mai. Il pubblico spazientito iniziò a rumoreggiare, ma i musicisti si giustificarono dicendo che all’amplificazione mancava un pezzo. Com’era possibile se quelli di prima avevano suonato senza problemi? Era evidente il fatto che c’era stato un furto ed il maltolto andava al più presto recuperato.
Mi sistemai, con un paio di compagne, all’uscita della fortezza: se il ladro doveva andarsene, se non se aveva già preso il volo, di là per forza doveva passare! Infatti, dopo qualche minuto, vedemmo venire verso di noi un distinto signore che, sotto un braccio, portava un piccolo mixer. Lo bloccammo e, quando gli chiedemmo chiarimenti, lui ci rispose tranquillamente: - Sapete, io sono un ladro ...
Trovammo la risposta così divertente che lo riaccompagnammo a depositare l’oggetto e poi, con una mano sempre sul portafoglio, non mancammo di offrire all’alacre lavoratore della notte una birra fresca.

Come Caterina divenne Cristina


Comu Odisseu n'cagghìau 'nta l'antru di Polifemu


E noi faremo come la Russia / chi non lavora non mangerà


Ercole e la regina di Saba

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Sapete, io sono un ladro

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