home

email

curriculum

racconti

teatro

articoli

poesie

ricette
anarchiche

les cousiniers dangereux
il cd


mostre







Calo l'asso, piglio tutto e che paghi il presidente!

  
L’eremita gli consigliò prima di tutto
di dare da mangiare al vecchio della carne di porco:
se quegli rifiutava, voleva dire che era un ebreo,
 e in questo caso il mugnaio poteva tranquillamente ammazzarlo
 e impadronirsi delle sue ricchezze.

da “Sette parole bianche e sette parole nere”,
favola siciliana raccolta a Chiaromonte Gulfi in provincia di Ragusa


Minchia!, Tarek c’è

A Mazara del Vallo conoscevo due tunisini, Aicha e Tarek, moglie e marito.
Con Tarek, quando non era imbarcato sul peschereccio “Ignazio Giacalone”, ci incontravamo nella sede di Democrazia Proletaria, con il poeta Rolando Certa e altri giovani, o a ‘u passiu. Incontrare Tarek per strada era un vero problema. Camminava ininterrottamente, percorreva tutto corso Umberto, tagliava piazza Mokarta per buttarsi sulla passiata del lungomare, poi ancora per le stradine strette e tortuose della kasba e lungo la riva del canale Mazzaro con le grandi barche da pesca all’ormeggio. Non si fermava per comprare un gelato, vedere una vetrina, allacciarsi una scarpa, niente!, e poi non parlava quasi mai. Per noi sopportare quell’insensato tour de force risultava quasi impossibile, ma ci sembrava brutto mollarlo a metà e andare via. Naturalmente cercavamo di fargli cambiare strada, di imporre un nostro ritmo ma lui ci invitava sempre a seguirlo e tanto insisteva finché non lo accontentavamo. A lungo andare, per un normale istinto di sopravivenza che tutti gli animali possiedono e come estrema forma di autodifesa, se riuscivamo ad avvistarlo in tempo, schizzavamo a nasconderci.
- Minchia!, Tarek c’è, ammucciamusi, picciotti. - e via a sparpagliarci, come uno stormo di passeri assaliti da un falco, ci chinavamo dietro le macchine posteggiate o ci precipitavamo dentro il bar più vicino coprendoci di ridicolo. Ma qualcuno veniva sempre visto ed allora pagava una dura penitenza.
A dispetto di questi sfiancanti inconvenienti, comunque gli volevamo bene lo stesso e lui lo sapeva, tanto che ci invitò a pranzo per ben tre volte a dispetto di un vecchio detto siciliano che recitava: A la casa nun purtari/né amici né cumpari.
Sua moglie, una bellissima ragazza di carnagione mora e molto più giovane di lui, ci sembrava abbastanza originale. Al pari di suo marito che macinava chilometri in silenzio, lei, stando ferma, parlava senza tregua. Ci domandava dove e con chi abitavamo (Tutti ancora con le mamme, era la nostra risposta, ma presto, appena possibile …), se avevamo visto il film americano trasmesso la sera precedente alla televisione o l’ultima puntata di una qualche folle telenovela brasiliana, se erano già arrivate le bancarelle per la festa di Santu Vitu e tante altre situazioni che a noi, ad essere sinceri, interessavano poco o nulla.
Mentre Aicha parlava e cucinava Tarek ci offriva del the caldo subendo le nostre continue frecciate. Avremmo preferito bere birra fredda e che ci spiegasse per quale motivo non lo incontravamo mai in giro assieme a sua moglie. Anzi, la nostra proposta era che lui stesse a casa e che fosse Aicha ad uscire da sola con noi. Per di più, tutte quelle inutili genuflessioni e quel colpire con la fronte il pavimento ci sembravano proprio indegne di una persona emancipata. Sorrideva cercando di cambiare discorso, ma questa era la nostra sottile vendetta per le maratone alle quali quell’uomo ci costringeva. Battevamo, senza concedergli pietà alcuna, implacabili sempre sulle stesse argomentazioni.
Per farla breve, tutte le volte mangiammo ali di pollo cotte all’identica maniera: saltati in padella con cipolle, pomodori, patate, peperoni, olive, capperi, datteri e polvere di zenzero.

Come Caterina divenne Cristina


Comu Odisseu n'cagghìau 'nta l'antru di Polifemu


E noi faremo come la Russia / chi non lavora non mangerà


Ercole e la regina di Saba

Giammitro e il record mondiale

Giustina, operaia all'Arsenàl

Il treno del Sole

L'Adunata dei Refrattari

La villeggiatura

Le allegre merende di una spensierata famigliola scozzese

Le mirabolanti avventure della salma di Josif Aleksandrovic

Minchia!, Tarek c'è

O rompiamo il vaso o tagliamo la mano al ragazzino

Olivetti & Bottarga

Per un punto Martina perse l'orecchio

Quel che la Libia ci deve ancora restituire

Sapete, io sono un ladro

Tito Tazio, chi era costui?

Tre storie altruistiche

Un suonatore di trombetta

I racconti di Napuliè

La commedia divina