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Le allegre merende di una spensierata famigliola scozzese

Se mi venisse la bizzarra idea di stilare una sorta di graduatoria per stabilire chi sono o chi furono i cuochi maggiormente pericolosi per la nostra salute, escludendo dalla competizione gli attuali produttori di cibi industriali, allora, senza alcuna ombra di dubbio e ben distanziando il diabolico barbiere Sweeney Todd con tutto il suo armeggiare, Biagio Cargnico il rinomato macellaio di Venezia o l’irascibile cuoco accoltellatore Yi Chen, assegnerei l’eventuale palma della vittoria al signor Fagiolo ed alla sua numerosa e famelica famiglia. Leggete quanto segue e vedrete che, almeno stavolta, concorderete senz’altro con me.
Per inquadrare correttamente tutta la vicenda una doverosa premessa va fatta. Le cupe circostanze che vi illustrerò sono senz’altro frutto di fantasie lievitate dalle particolari condizioni atmosferiche scozzesi, dalle lunghe ed umide serate invernali passate davanti ad un focolare o, com’è più probabile, tutta la storia fu messa in giro dagli inglesi, al tempo delle insurrezioni giacobite, al solo scopo di denigrare gli scozzesi. Non esiste alcun documento dell’epoca che riporta quei fatti specifici che ci vengono comunque riportati come autentica espressione orale e per l’assoluto vantaggio economico degli uffici per il turismo, dei ristoratori e degli albergatori. In definitiva, per le stesse motivazioni di chi giura nell’affermare la presenza di un animale mostruoso che vive nascosto dalle acque di un lago o di chi vuol dare l’idea di assistere alle inconcludenti apparizioni di una bella signora di razza bianca, illibata, nemica dei rettili e modestamente drappeggiata con un antiquato abito bianco e azzurro.
Immaginatevi allora la Scozia del XVI secolo. Il disordine e le prepotenze che regolavano la vita gerarchica nella città di Edimburgo, il fumo acre sputato da forni e camini, i maiali e le galline in giro per le strade, l’assordante strepito dei cittadini che cercavano di migliorare in ogni modo le loro miserrime esistenze quotidiane, l’abbondanza di feci e sudiciume, le malattie incurabili, i fastidiosi parassiti e le difficili giornate di un giovane scapestrato di nome Alessandro, del clan dei Fagiolo, che non aveva alcuna intenzione di seguire le oneste orme paterne. Non voleva certamente scavare fossi o potare siepi per il resto della sua vita ma preferiva rubacchiare, frequentare le osterie, ubriacarsi e, tutte le volte che se ne presentava l’occasione, commettere piacevoli peccati mortali con laide prostitute. Di queste pensò fosse utile sposarne una ma, lavorando soltanto lei, le ristrettezze economiche ben presto risultarono insopportabili. La fame divenne implacabile giacché quello che riuscivano ad assaggiare con più facilità era il bastone delle guardie e il vitto avariato che veniva preparato nelle carceri.
Un tristissimo giorno gli sposini, considerando che in quelle condizioni non potevano più continuare, decisero di estraniarsi dalla civiltà ed escogitarono uno scellerato sistema che permettesse loro di vivere a spese altrui. Dopo aver girovagato per le campagne, individuarono una grotta lungo la costa di Bannane, nel vecchio Galloway, e lì si sistemarono. Ci vivranno per 25 anni mettendo al mondo 8 figli, 6 figlie e abbracciando, frutto di incesti incrociati, 18 nipoti maschi e 14 nipoti femmine. Il sostentamento di tutta la numerosissima famiglia derivava dal sistematico assassinio di viandanti e pellegrini macellati, arrostiti o bolliti e poi divorati in sostanziosi banchetti. Così anno dopo anno, senza che mai nessuno riuscisse a capire chi veramente fossero gli autori degli efferati delitti, quella spensierata famiglia diffuse il terrore e rese ogni strada della Contea oltremodo insicura. Si sospettarono degli osti e dei commercianti assolutamente innocenti che, come accade in simili vivaci situazioni, vennero immediatamente linciati a furor di popolo.
Quella sgradevole situazione durò sino a quando, in un infausto giorno di spesa, i Fagiolo assalirono una coppia di coniugi che però si difesero strenuamente con spade e pistole. Riuscirono a tagliare la gola alla moglie, ma il trambusto che si venne a creare attirò l’attenzione di altri viaggiatori i quali accorsero immediatamente per dare man forte ai malcapitati. Gli assassini vennero messi in fuga ed, una volta inseguiti, non poterono fare a meno di rivelare l’ingresso segreto della caverna. Nei giorni seguenti il re Giacomo I inviò una forza di 400 uomini che, al calare della marea, fecero irruzione nel covo. Lo spettacolo che si presentò dinanzi agli armigeri fu dei più agghiaccianti: in un tanfo insopportabile, il pavimento era cosparso di ossa e teschi, dei quarti di carcasse umane affumicate pendevano dal soffitto e spezzatini erano conservati in piccoli barili di salamoia. I Fagiolo, asserragliati in fondo al covo, tentarono di resistere ma furono facilmente sopraffatti. Legati con pesanti catene di bronzo furono condotti prima alle carceri di Edimburgo, poi in quelle di Glasgow dove nessuno sentì la necessità di instituire un regolare processo. Gli uomini ed i bambini vennero torturati, gli vennero mozzati testicoli, piedi e mani e quindi lasciati morire per dissanguamento. Le donne invece furono semplicemente bruciate vive.
Ma la vicenda sembra che non finisca così. Diversi anni dopo, a Girvan, fu giustiziata una vecchia accusata di essere la figlia maggiore dei Fagiolo che era riuscita a sfuggire alla cattura. Naturalmente non era vero, ma si asseriva che questa disgraziata, dopo la fuga, si era confusa con gli abitanti di quel piccolo villaggio stabilendosi in un capanno di pescatori abbandonato. Inspiegabilmente esperta nell’anatomia umana, la donna era vissuta in solitudine sistemando ossa rotte o lussate ed esercitando le arcane sapienze dell’erboristeria. Aveva anche, chissà per quale misterioso e satanico scopo, piantato un albero che facilitò il compito dei carnefici giacché lì fu per l'appunto impiccata. La grossa pianta, chiamata Hairy Tree, esiste ancora oggi in Dalrymple Street. Nelle notti silenziose e buie, se vi sedete sotto i suoi rami e rimanete in paziente attesa, potreste convincervi di udire come il vibrare di un cadavere che dondola appeso ad una corda. I turisti scattano drammatiche foto ed acquistano souvenir made in China e agghiaccianti t-shirt di cotone.

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