|
GIAMMITRO
E IL RECORD MONDIALE
|
Giammitro
scarpaio era.
Se avevi delle scarpe da sistemare potevi andare da lui a Marsala; lo trovavi
in via Roma vicino al negozio di riparazione biciclette, con artistica insegna,
di Luigi Fogliano. Comunque, questo non è importante.
Giammitro non è che se la passasse male. Il lavoro non mancava. La
gente gli portava calzature da risuolare e metteva tacchi a scarpe da donna
e a stivali, ma lui non era felice.
Sapeva che nessuno lo conosceva veramente e che ancora nessuno cercava la
sua amicizia. Questo fatto lo rattristava molto: lui avrebbe voluto essere
conosciuto, salutato per strada, magari anche, qualche volta, invitato a cena.
Ne parlava la sera, dopo avere chiuso la porta scassata del suo laboratorio,
con il biciclettista Luigi Fogliano. Lavoravano vicini, chi meglio di lui
poteva capirlo?
Una sera Luigi, anche per porre fine all'interminabile borbottio di Giammitro,
ebbe un'idea folgorante, gli disse: - Secondo me dovresti compiere qualche
azione particolare, una cosa che verrebbe scritta sui giornali, và,
che qualche televisione ti intervista, qualcosa così, mi hai capito?
Devi battere qualche record, và, circari d'iri affiniri (1) su quel
libro, come si chiama?, "Guinness dei primati". Una cosa facile
facile, alla tua portata, và.
Giammitro aveva capito cosa intendeva dire Luigi, ma proprio non si vedeva,
gracilino com'era, a fare il giro del mondo su una barchetta o a scalare qualche
cima inviolata.
Si lasciarono con quest'idea piantata come ferro filato nella testa e andarono
ognuno a casa per il pasto serale.
Già l'indomani mattina Luigi entrò nel laboratorio di Giammitro,
con un grosso libro in mano cacciava mosche.
- Ecco - disse tutto contento - ho trovato quello che fa per te. Questo che
vedi è il libro "Giunness dei primati", và, è
un'edizione vecchia ma questo aveva mè cucinu (2). Guardatelo e vedi
quale di questi record potresti battere, và; rapo (3) l'officina, è
già tardi e Napuliè aspetta che gli aggiusto i freni della bicicletta
che gli ha prestato la signora Gina.
Inutile dire che Giammitro lavorò, rischiando di tagliarsi qualche
dito, con un occhio alle suole bucate e l'altro sulle pagine del librone.
I record erano tantissimi, stranissimi e nessuno sembrava alla sua, modesta,
portata.
Un americano, chiuso in una vutti (4), si era fatto lanciare giù dalle
cascate del Niagara; altri avevano fumato, in una pipa, pochi grammi di tabacco
facendolo durare non si capisce quante ore; altri si erano fatti ricoprire
da sciami di api. Tutte cose pericolosissime, non adatte a lui.
Solo verso sera Giammitro trovò quello che faceva al suo caso. Un suo
conterraneo, Alfio Carnazza detto "cane di mannara" (5), un macellaio
palermitano, deteneva il record mondiale di consumatore di arancini. Il libro
diceva che in un'ora ne aveva mangiati ben 98.
Giammitro, chissà perché, era convinto di poterne divorare,
diciamo, almeno cento.
Ne parlò con Luigi che fu compiaciuto della scelta di Giammitro.
- Sarò il tuo manager e vedrai, và, che alla fine del mese saremo
pronti a demolire il record di quel fitusu (6) di "cane di mannara".
L'allenamento che Luigi aveva in mente, per Giammitro, era semplicemente questo:
digiuno totale sino al momento della gara. Secondo il neo trainer aumentava
l'appetito preparando l'"atleta" alla futura gara.
Passarono alcuni giorni e Luigi aveva già informato i giornali e tutti
i mezzi di informazione dell'avvenimento che si stava preparando. Purtroppo
soltanto il giornale comunale "il Vomere" pubblicò un esuberante
articoletto, firmato dal maestro Pino Laudicina, sulla futura performance
di Giammitro.
Comunque a Marsala tutti ne parlavano e molti adesso andavano a trovare lo
scarparo. Non soltanto per riparare scarpe ma anche solo per curiosità,
per conoscerlo, ed era proprio quello che, in una certa maniera, Giammitro
aveva desiderato.
Luigi Fogliano ottenne, dalla rinomata e premiata pasticceria "da Mauro
& consorte", la fornitura dei cento arancini necessari alla gara
(anche se con l'accordo di averli gratis solo se Giammitro avesse indossato
una maglietta e una coppola pubblicizzanti la pasticceria e se fosse riuscito
a battere il record, cosa che comunque Luigi garantiva per sicura).
Il giorno della gara, Televallo International inviò una telecamera
e Luigi, in quanto manager del futuro primatista mondiale, venne intervistato
dal conduttore televisivo Pino Audace, già famoso per le sue inchieste
sulle innumerevoli peripezie del Marsala Calcio.
Per farla breve: c'era una bella giornata di sole estivo e, in piazza Loggia,
tutto era pronto: su di una lunga tavolata erano allineati cento arancini
croccanti, quattro bottiglie d'acqua minerale gasata marca Ciappazzi e una
di vino spumante dolce della ditta Simone Marino i cui tappi, una volta correttamente
stappati, come prova evidente della bontà del prodotto, si giurava
che riuscissero a superare, in altezza, il terzo piano di qualsiasi palazzo.
I camerieri della rinomata e premiata pasticceria "da Mauro & consorte",
gentili ma risoluti, sembravano ammiragli di marina; indossavano giacche bianchissime
con bottoni metallici tanto lucidi che parevano d'oro.
Nell'attesa dell'arrivo del, già promosso, campione, la Banda Musicale
Comunale intonava motivetti e marcette; i bambini, camurriusi (7), correvano
su e giù per la piazza picchiandosi furiosamente, infastidendo gli
intervenuti e cercando di fregare qualche arancino.
C'erano il vice Sindaco, per l'occasione nei panni di giudice di gara, qualche
assessore dell'opposizione, il notaio Caloriu Galfano e don Gaetano Spatazza
che, sotto una coppola nera e dietro un impenetrabile paio di occhiali scuri,
non salutava nessuno ma, e per favore non chiedetemi il perché, era
ostentatamente salutato da tutti.
C'era il prete, come poteva mancare?, don Farzone che benediceva i quattro
punti cardinali, ma tutta quell'acqua santa che scagliava dava solo fastidio.
Tra la folla accorsa si potevano ancora notare il collaboratore enologico
a riposo Santino Sciabica, il noto artista fotografo Peppino cavalier Lombardo,
Gnuft posteggiato vicino alla sua nuovissima Norton "Atlas" e, in
incognito, alcuni panzuti (8) parenti di Alfio Carnazza "cane di mannara",
in qualità di spie. Questi non perdevano l'occasione per manifestare,
ad alta voce, il loro scetticismo sul fatto che Giammitro riuscisse a battere
il record delle 98 arancine (9), ma il loro accento palermitano li tradiva
come stranieri e nessuno dava loro cuntu (10).
Piazzati agli angoli strategici della piazza, ma in pieno sole, c'erano due
carretti. Uno, ù zì Tanu (11), vendeva calia e semenza; l'altro,
privo di considerazione cittadina, "muluna agghiacciati" (12).
Poi, con una FIAT 850 Special con marmitta Abarth che svaporava (13) e fari
antinebbia accesi, arrivò l'atteso e affamatissimo campione.
Uno scroscio di applausi e, per sincerità di cronaca, qualche sonora
pernacchia accolse l'incerto posteggio della vettura e la discesa dell'atleta.
Giammitro indossava un accappatoio da bagno di spugna blu e sembrava preciso
un pugile americano all'assalto del titolo mondiale dei pesi piuma.
Emozionato rilasciò qualche impacciata dichiarazione al microfono di
Pino Audace, un paio di frasi senza alcun senso compiuto, si sforzò
di sorridere per le foto ricordo di rito e, sudatissimo, strinse qualche mano
cercando anche quella di don Gaetano Spatazza che comunque non trovò.
Intanto Luigi era in pieno delirio. Sempre in mezzo ai peri (14), si era esaltato.
Cercava continuamente di farsi inquadrare dalla telecamera; abbanniava (15),
attraverso un megafono che fischiava, l'imminenza dell'eccezionale avvenimento
e che lui, Luigi Fogliano, era il manager e che avrebbe preteso diritti m-i-l-i-o-n-a-r-i,
và, su ogni immagine del futuro campione.
Annunciava l'imminente uscita di un libro sulla vita segreta di Giammitro,
và, densa di risvolti anche sentimentali e oltre, và, capitemi;
già una grande casa editrice del nord stava stampandone migliaia di
copie … ma non era niente vero.
Mancava un minuto alle ore 13 e la folla capì che qualcosa di immenso
stava per accadere: la banda musicale smise di suonare, i bambini di rompere
i cabbasisi (16), forse anche i colombi smisero di scacazzare (17) sulle teste
delle persone quando, alle tredici in punto del 16 luglio 1972 Giammitro addentò
il primo arancino.
Arancino che fu divorato in pochi secondi facendo capire a tutti che Giammitro
era allenato, faceva sul serio, non scherzava. Il piccolo scarparo stava facendo
la storia marsalese, come Garibaldi che quella volta sbarcò, e che
dentro questa storia, quasi come i picciotti (18) del risorgimento, ognuno
dei presenti era coinvolto. Come gli avvenimenti da raccontare ai nipotini,
alle generazioni future che si fanno iniziare dichiarando: - Io c'ero ed ho
visto!
Sugli ultimi morsi al secondo arancino tutti, tranne i parenti spia di "cane
di mannara" si capisce, incitavano il campione.
- Dai! Giammitro, mangia!, mangia!
- Forza Giammitro, ci la facemu! (19)
- Giammitro, Giammitro (ritmato come si usa fare allo stadio del calcio).
Un ex combattente e reduce, rosso in faccia come un peperone rosso, ebbe il
l'ardimento di urlare: - Avanti, Savoia!
Quasi si trattasse di un assalto alla baionetta sulle trincee del Piave, nella
disperata guerra del 1915 e 18.
Ma alle tredici zero sette il gelo calò sulla gente: Giammitro, addentando
il quinto arancino era cascato per terra, svenuto, non ce la faceva più.
Era fuori, aveva perso.
Un medico presente, malvolentieri, andò a controllargli il polso e
il cuore; per farlo respirare, con un dito, gli liberò la bocca dal
riso e dai piselli malamente masticati e non ingoiati. L'atleta era ancora
vivo ma immediatamente era tornato ad essere Giammitro, l'insignificante scarparo
di via Roma. Era precipitato nuovamente nel pozzo dell'oblio.
Andarono via le autorità e don Gaetano, tutte le persone e i bambini
selvaggi; ù zì Tanu e lo sconosciuto venditore di muluna, indispettiti
per gli affari persi, portarono via i loro botteghe mobili. Gnuft tentò
di ripartire con la sua moto ma questa si ingolfò e qualche volenteroso
dovette spingerlo. I camerieri, seccati, ritirarono sbuffando i novantaquattro
arancini rimasti (uno qualcuno era finalmente riuscito a fregarselo).
Un parente di "cane di mannara", ghignando, si avvicinò a
Giammitro e gli collocò sul petto un garofano bianco tutto spampinato
(20), quasi fosse ormai morto e sepolto. Riposa in pace. Amen.
Mentre tornava verso casa, Luigi Fogliano pensava che Giammitro era senza
dubbio un cretino; non si era allenato a sufficienza, và, e che lui,
sicuramente, una cinquantina di arancini sarebbe riuscito a mangiarli.
Ma neanche questo era vero.
(1)
Andare a finire.
(2) Mio cugino, in questo caso il figlio più piccolo della sorella
della madre di Luigi Fogliano. 21.
(3) Apro.
(4) Botte da vino, famose le botti di rovere costruite nei magazzini di Capo
Boeo. 13.
(5) Sarebbe a dire, cagnaccio irsuto, sporco, affamato e feroce spesso legato
a guardia di aie contadine o al seguito di greggi di pecore. 70.
(6) Brutto, fetente. 46.
(7) Fastidiosi, seccatori. 73.
(8) Di grossa pancia. 30.
(9) Arancini sono al maschile in tutta la Sicilia, solo a Palermo si nominano,
chissà perché?, al femminile. Anche questo tradisce i grassi
ed infidi parenti spie di "cane di mannara". 19.
(10) Dava loro retta. Comunque "cuntu" significa anche racconto,
le vecchie favole siciliane spesso iniziavano con: "Si cunta e si ricunta
…" cioè : "Si racconta e si continua a raccontare …"
e terminavano con "E vissiru filici e cuntenti/ e nui ci stricamu i 'rrenti"
che vuol dire "E vissero felici e contenti/ e noi si strofiniamo i denti"
ma questo naturalmente non ha alcun senso, è solo per la rima. Il numero
da giocare al lotto è ancora 30.
(11) Lo zio Gaetano. In questo caso non indica una parentela ma soltanto una
conoscenza e una confidenza decennale. Calia (ceci abbrustoliti) 38, simenza
(semi di zucca seccati e salati) 26.
(12) Scritta pubblicitaria malamente dipinta su di cartone, liberamente tradotto
sta per "Angurie molto fredde, gelate". 62, mulunaru è 6.
(13) Si dice che "svapura" una marmitta d'auto senza silenziatori,
molto assordante per dare l'idea di uno stile di guida deciso e sportivo.
(14) Era sempre in mezzo ai piedi, o ai peri. 3.
(15) Urlava.
(16) Vedi nota 13 ma la seconda ipotesi. Comunque "cabbasisa", sembra
strano ma è così, risulta essere il nome di una pianta originaria
dell'Africa. 8.
(17) E' il passatempo di tutti i piccioni: schizzare la cacca dall'alto sulle
teste e sulle spalle delle persone. 64.
(18) Giovanetti. Comunque erano così genericamente chiamati i giovani
volontari che si unirono ai mille di Garibaldi. 32.
(19) Ce la facciamo. Gli spettatori sono così presi dall'eccezionalità
dell'accadimento che è come se essi stessi gareggiassero per il record.
(20) Tutto sfiorito, quasi avvizzito. 20.
| articoli | mostre |