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L’anarchia & l'arte della manutenzione della canzone popolare

  
L’anarchia & l'arte della manutenzione della canzone popolare


Ne siete innamorati (1). E, come tutti gli innamorati, rimanete affascinati e, al tempo stesso, intimiditi e impacciati. Dovete imparare ad evitare gesti troppo audaci, che potrebbero compromettere tutto e lo scritto che segue è elaborato per essere accessibile a tutti in modo da fornire il maggior numero possibile di consigli e informazioni su l’Anarchia & l’Arte della Manutenzione della Canzone Popolare. Soprattutto per i principianti potrà essere di grande attrattiva visto che, la sua utilità, è fuori discussione: la musica e la canzone cosiddetta popolare stanno conquistando ancora gli interessi di molti, il più delle volte giovanissimi, che però mancano di esperienza e che sono attratti, e al tempo stesso impauriti, dal canto popolare e dalla leggenda che lo circonda. Noi, vecchi amici del canto popolare, non ci siamo mai preoccupati abbastanza di questa nouvelle vague di possibili utilizzatori, ora ne porremo immediato rimedio.
Prima cosa da fare è assicurarsi che la canzone che affronterete, recuperata dallo splendido canzoniere della tradizione anarchica, sia in buone condizioni di testo e melodia. Come un pilota d’aereo avete un check-list da verificare: le ritmiche dovrebbero corrispondere alle indicazioni contenute nelle norme del costruttore; se avete delle insicurezze cercate di riporre la massima attenzione a chi ne sa più di voi e, successivamente, documentatevi ascoltando dischi che contengono il motivo della vostra ricerca. Concentratevi sul respiro, sulle pause, gli abbellimenti e, soprattutto, calatevi, per quanto possibile, nella condizione politica e sociale che ha espresso quelle specifiche tematiche. Ad ogni modo abbiate sempre l’intenzione di eseguire il canto con estrema naturalezza e partecipazione, con morbidezza e determinazione evitando rientri bruschi e sgraziati. Naturalmente è auspicabile che voi, per accedere alla conoscenza del mondo del canto popolare, cerchiate una canzone che, a vostro giudizio od intuito, sia il più semplice possibile. In tal modo non correrete il rischio di incontrare un ostacolo imprevisto e potete concentrarvi serenamente sulla migliore impostazione della voce. Questi consigli di prudenza, che potranno sembrare fin troppo logici, non sono evidentemente validi per i rompicollo  che hanno già avuto esperienze di canto popolare.
Premettiamo che non esiste una norma universale per il giusto funzionamento di una canzone di quel genere; il bello era che ogni cantore, ben convinto, a torto o ragione, delle proprie potenzialità canore, porgeva il canto calibrandolo sui propri sentimenti e sulle potenzialità canore che riusciva a produrre, insomma ci teneva a porgere un messaggio e a fare, nel contempo, una bella figura dinanzi agli ascoltatori. Se si cantava in coro ognuno, istintivamente, si collocava tra le voci basse o quelle acute godendo dell’armonico amalgama raggiunto. Ma lo spontaneismo non sempre facilita le cose o perlomeno, in un contesto collettivo, spesso porta da tutt’altra parte quindi fidatevi sempre delle dritte dei più esperti.
Il canto popolare, particolarmente quello anarchico, dovrebbe essere considerato parte di una tradizione ancora viva ed in evoluzione, altrimenti lo mummifichiamo rubandogli ogni reale interesse e valore. È vero, i testi, che ci narrano di storie di un passato intriso di passioni, afflizioni e un amore profondo per un’idea di giustizia, uguaglianza e libertà, erroneamente, ci possono sembrare distanti ed inconciliabili con le situazioni sociali e politiche di questi anni. Tuttavia, se avete a cuore la ricerca di una metafisica che ha come punto focale, e quasi unico, la migliore qualità della vita per tutti, il rispetto e l’armonia con la natura, la fine delle ineguaglianze, siate convinti che  “è più morale che un’idea distrugga una società che non il contrario”(2) visto che, ogni tipo di autorità, attua una violenta difesa aggredendo ogni credibile idea emergente.
Ma torniamo alla buona esecuzione del canto popolare. Abbiamo capito che il testo va imparato, che deve entrare nelle corde dei nostri sentimenti e deve essere espresso senza incertezza alcuna. Per cantare è più adeguato assumere una posizione comoda ed efficace al tempo stesso; in piedi, guardate in avanti quasi che lo sguardo possa riuscire ad accompagnare il rilascio delle parole e, soprattutto, pensate che quelle metriche hanno rappresentato qualcosa di importante per molti, siete convinti della buona qualità di quello che cantate e l’esecuzione ne trarrà indubbi vantaggi.
Ma se tutto questo vi risulta comunque ostico e macchinoso, o viene da voi vissuto come un freddo indottrinamento che potrebbe tarpare le ali della vostra gioia, non badate assolutamente a quanto esposto sino ad adesso e godetevi comunque il canto a piena gola.

Rino De Michele



(1)    Il testo è costruito su di un rimaneggiamento del libro “La moto in 10 lezioni”, scritto nel 1972 da Michel Weber e si basa, inoltre, sulla mia esperienza di onesto partecipante ai corsi di Canto Popolare tenuti da Giuseppina Casarin a Mirano, nell’entroterra veneziano.

(2)    In sostanza, questo è il fulcro del concetto della “Metafisica della Qualità”, idea sviluppata dallo scrittore Robert M. Pirsig nel suo conosciutissimo libro “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”.

 
  
PropaganDADA: ovvero sperimentazioni di propagazione del pensiero